L'Associazione Paulo Parra per la Ricerca sulla Terminalità, nel massimo rispetto della persona malata, dei familiari e degli operatori che svolgono ogni giorno l’importante ruolo di cura e di accompagnamento, diffonde i comunicati stampa della Federazione Cure Palliative (FCP) e della Società Italiana Cure Palliative (SICP).
L'Association Paulo Parra pour la Recherche sur la Terminalité, dans un esprit de respect pour la personne malade, les membres de sa famille et le personnel soignant qui tous les jours offre soins et soutien, a choisi de diffuser les communiqués de presse de la Fédération de Soins Palliatifs (FCP) et de la Société Italienne de Soins Palliatifs (SICP).
les souffrances des malades.
La Federazione cure palliative (62 organizzazioni non profit operanti su tutto il territorio nazionale, che sostengono gli oltre 2000 operatori di questo settore) vuole evidenziare il grave pericolo contenuto nel disegno di legge sulle dichiarazioni anticipate di volontà che ieri ha ottenuto il via libera in Commissione Sanità al Senato. Da 30 anni, ogni anno questo grande movimento risponde ai bisogni quotidiani di 200 mila persone e delle loro famiglie, dando sollievo al dolore e a tutti gli altri sintomi fisici, psicologici, sociali e spirituali che provocano sofferenza, aiutando il paziente a vivere quanto più attivamente possibile fino alla fine, sostenendo quindi la vita e la sua qualità, non affrettando né posponendo la morte, ma guardando a essa come a un processo naturale. 
Alla luce di questi principi irrinunciabili sentiamo il dovere di evidenziare che, se dovesse essere approvata una legge che esplicitamente ed indiscriminatamente impone l'idratazione e la nutrizione artificiale per tutti i malati (art. 5 comma 6), ci troveremmo di fronte a tale obbligo anche per le persone che vivono una fase di inevitabile e prossima terminalità. Per loro non si tratta di non iniziare o sospendere una terapia, ma di accompagnarli a una fine dignitosa con tutti gli strumenti che la medicina oggi offre. Nell'accompagnamento del processo di morte naturale, per evidenti cause cliniche, il malato non è più in grado di ricevere acqua e cibo, è il corpo stesso della persona che sta vivendo l'ultimo periodo della sua vita che non sente più il bisogno di mangiare e bere, come sa bene chiunque abbia assistito alla fine di una persona cara.
Imporre per legge nutrizione e idratazione artificiale ai malati terminali rischia di peggiorare la loro qualità di vita che noi siamo chiamati a migliorare, accompagnandoli fino alla fine.
Ci appelliamo dunque al Parlamento perché sappia ricondurre al necessario equilibrio la legge in discussione, consentendo agli operatori le cure necessarie e adeguate a tutti i cittadini.
Imposer par la loi la nutrition et l'hydratation artificielle à des malades en phase terminale est de nature à aggraver la qualité de la vie que nous sommes appelés à améliorer en les accompagnant jusqu’à la fin. Nous nous appelons donc au Parlement pour qu’il sache reconduire à l'équilibre nécessaire la loi actuellement en question, permettant ainsi aux opérateurs de donner les soins nécessaires et adéquats à tous les citoyens.
la véritable alliance thérapeutique est à la base du principe de soins.
ategoria di medici palliativisti per l'eventuale approvazione del ddl Calabrò ci chiama come Società Italiana di Cure Palliative ad intervenire nuovamente nel dibattito pubblico per ribadire alcuni principi clinici che potrebbero essere compromessi da questo disegno di legge così come lo abbiamo conosciuto nella sua prima versione.Vogliamo dunque innanzitutto ribadire che i professionisti delle cure palliative da decenni si prendono cura dei malati e delle famiglie che stanno vivendo una malattia inguaribile. Secondo la definizione dell'OMS le cure palliative danno sollievo al dolore e a tutti gli altri sintomi fisici che provocano sofferenza, affrontando anche gli aspetti psicologici, sociali e spirituali della malattia nella fase avanzata. Esse sostengono la vita e guardano al morire come a un processo naturale; aiutano il paziente a vivere quanto più attivamente possibile fino alla morte; non intendono né affrettare né posporre la morte.

Il primo obiettivo delle cure palliative è migliorare la qualità della vita dei malati terminali, alla luce del concetto di qualità di vita che ciascun malato ha in sé, assicurando la migliore terapia per quel malato, con quella malattia, in quel momento della sua vita. Ed è proprio alla luce di questi principi che siamo preoccupati e per questo ribadiamo come contributo alla formulazione della legge quanto già scritto nel 2006, nel documento sulle direttive anticipate in cui abbiamo cercato di racchiudere e sintetizzare la pluralità di opinioni di cui la SICP è espressione. Ci permettiamo ancora di sottolineare che nella vera alleanza terapeutica non si può non tenere in considerazione il concetto di qualità di vita espresso dalla persona che abbiamo in cura e di cui ci prendiamo cura. Una vera alleanza terapeutica, condivisa, non è basata su principi astratti: parte dal malato ed è sostenuta da ciò che malato e medico condividono per raggiungere l’obiettivo di cura che il medico, in scienza e coscienza ha contribuito a definire, ma che il malato, in ultima analisi, ha valutato e scelto. Le Direttive Anticipate di Trattamento non sono in contrapposizione al rapporto che è alla base dell’alleanza terapeutica. Rappresentano, al contrario, un contributo al rafforzamento e al miglioramento della stessa. Disincentivare le Direttive Anticipate di Trattamento rendendo indaginoso il percorso che porta ad una loro formulazione giuridicamente accettabile, non rappresenta la strada più aperta al riconoscimento della volontà, informata, del malato quale elemento fondante dell’alleanza terapeutica. Riteniamo infatti che le Direttive Anticipate di Trattamento non possano non essere vincolanti per il medico, come abbiamo ribadito anche nel nostro documento del 2006.
Confidiamo dunque in una presa in considerazione da parte della politica di queste nostre osservazioni di specialisti che possano portare a una revisione di alcuni passaggi a nostro giudizio poco appropriati del ddl Calabrò.
Milano, 23 febbraio 2009
La Société Italienne de Soins Palliatifs a exprimé son inquiétude et ses doutes à l'égard de l'imposition de la nutrition et de l'hydratation des patients en dehors d'une évaluation appropriée et proportionnelle, en dehors d'un accord sur les objectifs du traitement et en dehors d’un consentement informé du malade en tant que manifestation de sa propre volonté.
Comme nous avons déjà eu l'occasion de le rappeler, contraindre nos malades, qui arrivent au terme de leur existence et pour lesquels leur corps ne requière plus ni eau, ni nourriture, à des traitements qui de fait ne vont pas les aider à vivre mieux, mais, paradoxalement, peuvent conduire à des complications et des inconvénients réels, ne fait pas partie de nos devoirs. Ceci est dit et souscrit en science et conscience. Nous espérons, par conséquent, que nos observations de spécialistes seront prises en considération par les politiciens et qu’elles serviront à un réexamen de certains passages du Décret Loi Calabrò qui sont, à notre avis, peu appropriés.
Milan, le 23 Février 2009


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